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domenica 4 ottobre 2020

Il personaggio è il suo passato

Foto di Lorenzo Gaudenzi tratta dalla scena finale dell'opera Risorgimento! Licenza Creative Commons

Konstantin Stanislavskij diceva sovente all'attore: "Tu non hai passato per questa scena. E senza passato non puoi recitarla."

È una frase importante, indica il percorso che l'attore deve affrontare per giungere alla comprensione del personaggio. Ci sono altri approcci, altre fasi complementari per giungere alla comprensione del personaggio da interpretare ma conoscerne il passato, la storia, le generazioni precedenti fa in modo che l'attore possa poi costruire più agevolmente il sottotesto, quell'insieme di pensieri e comportamenti che sostengono la battuta. 

Agli attori che lavorano con me fornisco la back-history list, l'insieme cioè delle azioni passate, cos'è successo prima dell'inizio del dramma, cosa succede fuori dalla scena, cos'è successo nel passato e cosa succede lontano dal luogo dell'azione e le cose da sapere sulla quotidianità dei personaggi. Insieme a questo documento fatto di domande e di fatti oggettivi, aggiungo i profili dei personaggi fino alla seconda generazione, la storia dei genitori e dei nonni, degli zii, dei cugini, dei fratelli, dei familiari, delle loro vicende e delle vicende del personaggio prima del dramma.

Non è necessario scendere nei dettagli, anzi quelli, formati da singoli episodi o da situazioni contestuali, sono la materia di cui l'attore si serve per costruire il passato del suo personaggio conferendogli verità scenica attraverso la creazione intima del sottotesto. Per questo il personaggio deve essere supportato da un passato costruito o dall'autore o dal regista. 

Lo scopo finale è dare "verità" al personaggio, poiché se è vero che nel teatro tutto è finto ma nulla è falso (per usare le parole di Gigi Proietti) è altrettanto vero che una persona qualunque può non essere sincera ma l'attore, sul palco, no.

(Foto di Lorenzo Gaudenzi tratta dalla scena finale dell'opera "Risorgimento!") 
fonte: Wikimedia - Commons

martedì 17 marzo 2020

La linea del tempo

Una delle differenze fra cinema e teatro, per un attore, sta nel fatto che sul palcoscenico si entra in scena secondo uno schema temporale definito che segue la trama della narrazione, nel cinema le riprese in un set non tengono conto del tempo, per cui se in un bar, per esempio, si devono girare delle riprese, esse per ottimizzare i costi riguarderanno diversi momenti dello schema temporale della trama, per cui ci si può trovare a recitare scene dell'inizio della storia e pochi minuti dopo del finale. Poi ci sono riprese di esterni che il regista fa eseguire in cui l'attore deve solo camminare o fare un'azione passiva di cui non sempre ha chiaro lo scopo ma è tutto nella testa del regista, riprese che magari non saranno mai montate.

L'unica volta che ho recitato in un cortometraggio per un corso di produzione video che avevo frequentato nel 2012, trovai estremamente spersonalizzante l'esperienza cinematografica. Al contrario seguire lo schema temporale della trama di uno spettacolo teatrale mi permette più facilmente di entrare, e rimanere, nel personaggio.

Quello che segue è il cortometraggio che producemmo con i miei compagni di corso sotto la direzione di Rodolfo Colombara.